Chant du Lura

(aggiornato al 1/4/2015)
Motivazione

Era un tardo pomeriggio e s’era vicini al tramonto. La luce obliqua ma tersa di una giornata serena di fine inverno dava l’impressione che ogni cosa assumesse una consistenza fredda e cristallina allo stesso tempo (l’ “aria di vetro” di Montale..). Tutto è nato quindi da uno stimolo di luce, anzitutto : al senso di una luce – fredda e ostile – si è accordato quasi immediatamente un sentimento di solitudine, di una solitudine sgradevole, certo non un intimo ritrovarsi con se stessi. Dunque il sentimento di esclusione, un sentirsi messi da parte, partecipi involontari – ne desiderati ne indesiderati – di uno spettacolo per il quale del resto non si nutre alcun interesse.
La luce così tersa e il senso di isolamento condussero al pensiero che ogni cosa fosse estranea, aliena come i graffiti sui muri che stanno a introduzione di ciascuno dei quattro “episodi”. I graffiti intesi come messaggi cifrati di un linguaggio vuoto, affermazioni di un residuo, ultimi brandelli rimasti di un io disgregato dalla freddezza di un ambiente privato di ogni coerenza, sorta di accozzaglia convulsa di schemi territoriali : il residenziale, la zona industriale, il terreno agricolo.
Al centro di tutto sta il Lura, presenza superflua, inutile quando non minacciosa ed ostile, attorno al quale il Parco sembra essersi organizzato quasi per fatalità.
L’ “aria di vetro”
Non c’è bisogno di voltarsi all’improvviso per sperare di sorprendere il nulla : esso è in verità manifesto, il paradosso del suo esibirsi trionfante non sfugge a una coscienza vigile. Nemmeno lo scorrere di un fiume, in questo caso, può vincere questa sensazione (col pensiero si va allo scorrere millenario del Rio Valgrande..).

Realizzazione
Le riprese, che hanno richiesto due giornate, sono state effettuate quindi in accordo con il senso della luce e il sentimento di cui s’è detto, soprattutto nella prima giornata : i colori sono slavati, le immagini scarsamente contrastate, le persone sono distanti, irraggiungibili anche qualora si desiderasse raggiungerle (ma non si fraintenda, non è così), sempre in movimento. Sono rappresentate solo in campo lungo, medio o figura intera, non mancano le voci-off.
Nella seconda giornata le condizioni della luce erano già cambiate : cielo nuvoloso, imminenza della pioggia, ma proprio per le ovvie ragioni di meteo il diradarsi della presenza umana ha fatto sì che si accentuasse il senso di solitudine, giungendo quasi a sospensioni irreali (vedi parte 2).
Il montaggio, seppur rudimentale, è stato realizzato con l’intenzione di movimentare la superficie del racconto filmico (ammesso sia possibile parlare di racconto..) ma – salvo rare eccezioni – questo ha comunque comportato una certa persistenza delle singole inquadrature, ossia tempi lunghi, probabilmente destinati a ridursi negli approcci che seguiranno.

Il progetto
L’intenzione sarebbe quella (il condizionale è d’obbligo) di farne il primo episodio di quattro, dedicati ai fiumi di quella porzione di pianura padana che è compresa tra il Ticino, l’Adda, il Po e le prealpi del varesotto, comasco e lecchese (la “pedemontana”..) : oltre al Lura, gli altri fiumi sono l’Olona, il Seveso, il Lambro.

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