Il sorpasso (Risi)

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Regia di Dino Risi

[PROVVISORIO]

Il sorpasso è la storia di un’amicizia singolare fra Roberto e Bruno. Il primo è uno studente in giurisprudenza, il secondo un guascone che vive di espedienti e scorribande lungo tutto lo Stivale con la sua Lambretta supercompressa. Due personaggi che il regista ha voluto antitetici, per poter rendere più evidente possibile il messaggio che questo film lascia allo spettatore, che è un avvertimento su quelle che Risi temeva fossero le sorti del paese, che stava cambiando tumultuosamente durante il boom economico. Il finale drammatico del film non lascia dubbi su quello che sia il pensiero del regista: l’Italia dell’onestà, del lavoro, della fatica, lascia il posto all’Italia della furberia, del furto, dell’indolenza. E’ un momento che da più parti del mondo intellettuale italiano è stato colto nella sua importanza come punto di svolta (basti pensare a Pasolini), non c’è quindi da stupirsi se Risi abbia voluto lasciare il suo monito.

Personalmente ritengo che Risi abbia visto giusto nel cogliere la forte mutazione che stava avendo luogo nella struttura sociale dell’Italia, tuttavia sembra in certi punti che si lasci andare anch’egli alla nostalgia di un tempo passato, innocente, in cui l’Italia era un paese migliore e gli italiani erano un popolo migliore. O forse, più realisticamente, Risi vedeva nel mondo contadino (rappresentato con attenzione nella prima parte del film, e poi “liquidato” con grande sapienza registica nella seconda parte, per lasciare posto metaforicamente al nuovo che avanza) l’ultima fetta di società che ancora poteva offrire qualcosa, un riscatto, una dignità ad un paese che si avviava verso il paventato declino. Eppure, quel mondo contadino sede  di ogni bontà è anche il mondo dei silenzi, delle istanze di libertà soffocate, è il mondo dell’oppressione e anche la culla del fascismo.. E nemmeno di questo si dimentica Risi, dato che la memorabile sequenza della visita alla casa in campagna degli zii di Roberto testimonia tutti questi fatti: c’è la zia XXX che vive con rassegnazione la sua condizione di solitudine, e c’è il presunto figlio dello zio (che poi Bruno rivela con folgorante acutezza essere in realtà il figlio del fattore…) dichiaratamente fascista. Come non pensare a Novecento di Bertolucci e al truce fattore Attila, campione di fascismo.

Lo stesso Pasolini aveva fatto del popolo contadino il mito di un popolo puro, incorrotto e incorruttibile, ma ben presto si rese conto che l’avvento della società di massa stava sgretolando impietosamente questo stesso mondo. E rivolse così le sue attenzioni dapprima al sottoproletariato (i borgatari di Roma) e poi ai popoli del Terzo Mondo.

Tornando al Sorpasso, non possiamo che concludere rilevando che questo film nel suo esplicito pessimismo rivela il pessimismo del suo autore, pessimismo che indulge talvolta alla malinconia verso il passato rurale ma senza dimenticare le responsabilità di questo stesso passato verso la situazione presente, e che non trova modo di risolversi guardando al futuro.

Ma forse il meglio di sé il film lo dà nei momenti in cui il dialogo si fa assente, e rimangono solo gli sguardi delle persone a fare da veicoli di qualche messaggio.

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