Into the wild (Penn, 2007)

Nessun uomo seguì mai il suo genio tanto da esserne sviato. Sebbene il risultato fosse debolezza fisica, tuttavia nessuno può dire che le conseguenze fossero da rimpiangersi, poiché queste erano una vita condotta secondo principi più alti. Se il giorno e la notte sono tali che voi li salutiate con gioia, e la vita umana emana una fragranza come fiori ed erbe molto profumate, il vostro successo sarà più agile, colmo di stelle e immortale. Tutta la natura si congratula con voi e, momentaneamente, voi avete occasione di benedirvi. I guadagni e i valori più grandi sono ben lungi dall’essere apprezzati. Facilmente giungiamo a dubitare che essi esistano. Presto li dimentichiamo. Essi sono la realtà più alta.
H.D. Thoreau, Walden ovvero La vita nei boschi

Affinità elettive

La vicenda del giovane Chris McCandless ha suscitato l’attenzione dell’opinione pubblica dopo che l’alpinista e giornalista Jon Krakauer si è imbattuto quasi per caso nella sua storia. Per chi non lo sapesse, Chris McCandless è un giovane americano di buona famiglia nato nel 1968 e morto nel 1992 (a 24 anni) in Alaska, dove si era recato al termine di un vagabondaggio di due anni iniziato dopo aver conseguito la laurea con il massimo dei voti nel 1990. Lo spirito avventuriero e intraprendente di McCandless, così affine all’amore per l’estremo coltivato da Krakauer, ha fatto sì che quest’ultimo si appassionasse alla persona di McCandless così da farne oggetto di ricerche serie e approfondite. Su di lui scrive infatti un articolo su Outside, una rivista americana dedicata alle attività all’aria aperta, specie se avventurose. Questo articolo riscuote un buon successo, e incoraggia Krakauer a spingersi oltre e a dedicare a McCandless un intero saggio: Into the wild (Nelle terre estreme) viene dato alle stampe nel 1996, e riscuote un successo ancora maggiore, tanto da attirare l’attenzione del celebre attore e regista Sean Penn… La forte attrazione che McCandless ha esercitato su Krakauer, non risparmia nemmeno Sean Penn il quale decide immediatamente che ne avrebbe fatto un film. Ma il suo proposito si scontra con il rifiuto, da parte della famiglia di Chris, di concedere i diritti di sfruttamento cinematografico.
Se noi oggi abbiamo la possibilità di conoscere, apprezzare lodare criticare la figura di McCandless, è per merito della caparbietà con cui Sean Penn ha rinnovato nel tempo, con discrezione ma assiduamente, la sua proposta alla famiglia McCandless, mantenendo sempre rapporti cordiali con i genitori e la sorella Carine: ci sono voluti quasi dieci anni perché il regista si ritrovasse fra le mani, tra l’altro inaspettatamente, l’autorizzazione a mettere in scena la storia di Chris.
Il resto è storia recente: il film esce nel 2007 e la figura di Chris McCandless diventa presto oggetto di culto, venerazione, critiche e reprimende: muove gli animi con violenza, non lascia nessuno indifferente, poiché si inserisce senza mezzi termini nell’atavica piega esistenziale dell’uomo moderno e civilizzato, istruito, tecnologico e benestante, ma afflitto da un senso persistente e indefinito di nostalgia, dalla semi-coscienza della perdita di qualche cosa che si ostina a chiamare natura.

Chris McCandless – avventurosa cultura

Che il McCandless non sia il primo ragazzino che passa per strada lo si capisce ben presto. Egli possiede una certa cultura, legge molto e legge bene e, a detta della sorella Carine, ha sempre una citazione pronta per ogni occasione. Nel film non mancano frequenti riferimenti a questa sua preparazione culturale, ma essi non rendono comunque semplice cogliere l’intima coerenza che unisce queste letture e chiarifica il percorso intellettuale, morale e spirituale del McCandless. Perciò ci si propone ora, ancor più che commentare il film, di mettere in evidenza questi legami nascosti menzionando qualcosa degli autori che McCandless lesse, di modo che uno come Thoreau non sia più un perfetto sconosciuto lungo tutto l’arco del film.

Lev Tolstoj

Di Tolstoj tutti sappiamo che ha scritto Guerra e pace e Anna Karenina, ma non è altrettanto nota l’esperienza di vita di Tolstoj. La levatura morale del personaggio gli attirò fortissime antipatie e ammirazioni sconfinate, la sua radicale critica della società russa del tempo e la sua adesione al cristianesimo lo spinse a posizioni sempre più “estreme” che lo portarono in netto conflitto con la moglie e i figli, che alimentarono in lui paranoici timori di parricidio, e concretizzarono il tanto agognato proposito di fuggire dalla sua casa per realizzare il salto decisivo verso Cristo. Questa fuga, compiuta ormai in tarda età, e la polmonite che ne conseguì, gli furono fatali. La critica radicale di Tolstoj si estende ovunque gli è possibile (cioè praticamente dappertutto), come in quel suo saggio sull’arte, nel quale condanna praticamente tutta l’arte sua contemporanea poiché a suo dire non si propone come fine quello di unire gli uomini. Oltre alle già citate famosissime opere, sono da ricordare altri racconti o romanzi brevi come La morte di Ivan Ilic (una magnifica riflessione sull’altruismo della morte), oppure felicità familiare (citato esplicitamente nel film) – entrambi furono letti da McCandless durante la sua permanenza in Alaska.

Boris Pasternak

Nella parte iniziale della sua celebre opera, Il dottor Zivago, viene raccontata per sommi capi l’infanzia e la gioventù dei principali protagonisti. In alcuni personaggi emerge un certo eroismo giovanile, un’idea di orgogliosa difesa della purezza e di intransigenza verso il male che si fanno ancora più intense quando ad esse si accompagnano la consapevolezza e la paura di essere sull’orlo di un grande trapasso.
E’ il caso per esempio della protagonista femminile, Lara, che subisce assai giovane le angherie del ricco e spregiudicato Viktor Komarovsky, il quale invaghitosi di lei coglie l’occasione di un prestito per sottometterla alle sue attenzioni amorose. A queste Lara si presta inizialmente con un misto di repulsione e attrazione, restando comunque “vittima” della sua ingenuità coraggiosa, ma col tempo aumenta il disprezzo nei confronti del suo amante/aguzzino fino a farle prendere la decisione di sacrificare la sua gioventù mettendosi a lavorare duramente, per ripagare fino all’ultimo soldo la somma avuta in prestito da Komarovsky. Il disgusto e il senso di colpa nei confronti di quanto accaduto si fanno col tempo tanto forti e tanto disperata la situazione di Lara, da farla sentire irrimediabilmente perduta:
‎«Con che cosa colpisce, la vita? Col tuono o col fulmine? No, con sguardi in tralice e sussurrii di calunnie. Tutto in essa è perfido ed equivoco. Le basta tendere un filo, esile, come una ragnatela, ed è finita: prova a tirarti fuori dalla rete! Ti ci invischi sempre di più. E sul forte hanno la meglio il debole e l’abietto».
Giunge così a concepire il tragico proposito di tentare l’assassinio di Komarovsky durante una festa.
Questo senso della precarietà di ogni esperienza di vita “alta”, e il forte desiderio di incorruttibilità, ben si sposano con le ansie radicali del McCandless. C’è forse una certa affinità con quella “fragilità” del cristallo cui accenna Carine, in una delle sue riflessioni sul fratello:
«La fragilità del cristallo non è una debolezza ma una raffinatezza…»

Henry David Thoreau

Viene menzionato per ultimo perché è senza dubbio il principale ispiratore della vicenda di McCandless, principalmente per l’ovvio motivo che è uno scrittore e filosofo americano che più di ogni altro dunque esprime la tradizione culturale in cui McCandless si trova a vivere. Thoreau è un esponente (insieme a R.W. Emerson) di quella che è considerata la prima vera scuola filosofica americana, il trascendentalismo, ed è un uomo pienamente immerso in quella cultura della libertà e dell’autonomia dell’individuo che affonda le sue radici spirituali nella tradizione illuministica – che ispirò tutti i rivoluzionari di quel tempo, in America come in Francia – e diventa esperienza di vita concreta in virtù degli spazi sconfinati che fanno celebre l’America.
Il senso dell’autonomia dell’uomo fieramente americano non riconosce nessuna legge morale al di là di quella endogena di natura squisitamente Kantiana (la stranota legge morale dentro di sé), tanto da spingere uno come Thoreau ad atti di disobbedienza contro lo stesso governo degli Stati Uniti, in un periodo in cui l’obbedienza era la norma indiscussa: celebre è il suo rifiuto di pagare la tassa che il governo aveva imposto ai suoi cittadini per finanziare una guerra contro il Messico, guadagnandosi così la carcerazione, su cui scrisse il saggio Disobbedienza civile.
Le sue furono scelte coraggiose e nate sempre all’insegna del profondo rispetto per il consorzio umano, che fanno impallidire certe contemporanee spinte autonomistiche sorrette da una scarsissima coscienza civile o certe altre tendenze anarcoidi venate talvolta di qualunquismo un po’ grossolano, e che ispireranno nei decenni a venire tutti i grandi movimenti della disobbedienza non violenta – Gandhi in primis, non a caso grande estimatore sia di Thoreau che di Tolstoj.
Altrettanto celebre del suo gesto di disobbedienza è l’esperimento di vita nei boschi, ossia l’esperienza che fece presso il lago Walden, nel Massachusetts, dove si costruì una propria capanna e visse in totale isolamento per due anni, mettendo col tempo le sue impressioni e riflessioni in forma scritta nel libro Walden – ovvero la vita nei boschi. L’identificazione con McCandless è a questo punto nettissima.
In Walden Thoreau, come McCandless in Alaska, è libero di pensare in grande, di salire verso l’alto, e dalla sua meditazione sulla vita nella natura scaturiscono passi memorabili come questo magnifico elogio dell’esperienza dello smarrimento:
“Perdersi nei boschi, in qualsiasi momento, è un’esperienza sorprendente e memorabile, e insieme preziosa… è solo quando ci siamo completamente perduti che apprezziamo la vastità e la singolarità della Natura.
Ogni uomo deve imparare da capo le direzioni della bussola, ogni volta che si risveglia sia dal sonno che da qualsiasi astrazione. Solo quando ci siamo perduti, in altre parole solo quando abbiamo perduto il mondo, cominciamo a trovare noi stessi, e a capire dove siamo, e l’infinita ampiezza delle nostre relazioni”.
E il McCandless seguì alla lettera la filosofia di Thoreau, tanto da inoltrarsi nella wilderness senza mappa: una scelta che in Alaska si paga facilmente con la vita.

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