LINGUAGGIO 1

Tratta da https://www.facebook.com/argonautifareastproduzioni
Se si fa propria la visione del filosofo Michel Foucault, secondo il quale esiste un ordine del discorso che impone dei limiti su quanto è possibile dire e su quanti sono autorizzati a dire, il cinema sembra offrirci la possibilità di compiere una esplorazione nei domini del non-detto, liberando tutto ciò che – secondo il proprio giudizio – quest’ordine ha immeritatamente espulso dall’universo dei discorsi possibili. Liberazione è dunque poter dire ciò che non è detto, perché irricevibile nella realtà quotidiana, perché scandaloso (con falsissima etimologia : osceno = al di fuori della scena), poter caricare le parole quanto si voglia, fino a renderle gravide di senso come le nubi alla fine di un’afosa giornata dell’estate milanese.
Perciò si tratta di un approccio al cinema – quello che si va cercando – fatto di esondazioni, traboccamenti, dilavamenti ed erosioni. Un cinema liquido cioè (senza scomodare Bauman) che vada col pensiero (desiderante) tanto a un Tarkovskij quanto a un Vigo : lirismo severo o leggiadro, che scelga la direzione a seconda dell’umore del momento.
Non si deve pensare quindi a un “cinema del reale”, ma a un cinema dei mondi possibili.
Ma anche un cinema dei sentimenti possibili , o dei sentimenti impossibili. Di sentimenti assenti, o di sentimenti invadenti, che per davvero una volta nati invadono lo spirito dell’essere umano, fino al punto in cui tracimano dagli argini dell’individualità, rendendo quest’essere l’inerte alveo di uno scorrere.
Si vorrebbe inoltre cercare quella regione di confine dove i generi e i registri vanno fondendosi in una sorta di magma filmico pulsante : quel punto in cui lo spettatore si ritrova in balia del senso, privato di ogni riferimento, del porto sicuro in cui risolve a proprio agio l’ambiguità di ogni segno.
Forse si tratterebbe di un cinema degli eccessi, o delle piene improvvise, cui seguono momenti di placida immobilità, e quindi del tumulto e del riposo – ma è ancora presto per dirlo.
E’ comunque, di certo, una faccia della medaglia (l’altra faccia : un cinema oscuro), un “cinema dell’ideale”, non nel senso platonico del termine, ma nel senso di un possibile costretto al silenzio, della parola in cerca di una bocca per dirsi.

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