Revolutionary Road (Mendes, 2008)

“Se uno vuole giocare alla casa, deve trovarsi un lavoro; se uno vuole giocare alla casa molto carina,
una delizia di casa, allora deve avere un lavoro che non gli piace”

PERSONAGGI

Leonardo DiCaprio: Frank Wheeler

Kate Winsletz: April Wheeler

Michael Shannon: John Givings

Kathy Bates: Mrs. Helen Givings

Kathryn Hahn: Milly Campbell

Max Casella: Ed Small

Zoe Kazan: Maureen Grube

SINOSSI

Un incontro, un amore sbocciato all’istante e, a distanza di anni, il vuoto.

Frank e April Wheeler, dopo 7 anni di matrimonio e di false speranze, vivono ormai un periodo di p rofonda crisi. Lui si trova incatenato in un lavoro che detesta profondamente, lei vede ormai il suo vecchio sogno di attrice in briciole, logorato dalla quotidiana vita da casalinga: tutto si trascina, ognuno scarica le proprie frustrazioni sull’altro, in un rapporto che è ormai solo lo spettro di quello nato anni prima.

Ad un tratto l’idea, quasi folle, di April, forse l’unico modo per sfuggire a quella monotonia, quel vortice senza fine: cambiare radicalmente vita e trasferirsi a Parigi, per ricominciare da capo, per ridare una speranza al proprio rapporto e alle proprie aspirazioni, per dimostrare a sé stessi di essere davvero la coppia “speciale” che pensavano di essere fin dal giorno del loro primo passo in Revolutionary Road.

L’entusiasmo iniziale dei due è forte, ed April si rimbocca le maniche per far sì che tutto vada per il verso giusto; Frank si dimostra però ormai troppo invischiato in quel meccanismo che egli stesso odiava, al punto da cominciare a rivalutarlo, e a mettere in dubbio la necessità di un cambiamento così repentino. A causa anche di una gravidanza inaspettata che costituisce un grosso ostacolo alla partenza dei due, il vortice vizioso, che sembrava essersi fermato per un attimo, riprende così a girare anche più velocemente di prima trascinando con sé i Wheeler e tutto ciò che secondo loro li rendeva “speciali”, e separando (questa volta irreversibilmente) le loro strade.

Una vicenda particolare ma agghiacciante nel suo realismo, che vede un uomo e una donna tentare di contrapporsi ad un nemico invisibile, ma che pervade ogni cosa: questo nemico altro non è che lo strapotere del sistema societario americano, un potere ottenuto non con l’annientamento diretto della personalità e dell’individuo, ma attraverso un complesso meccanismo di integrazione e adulazione, che porta l’individuo a sentirsi a suo agio e a lasciarsi abbracciare completamente da questa realtà alienante e totalmente conformista. Nulla a che vedere insomma con un regimi puramente totalitari descritti in altre vicende, è qualcosa di più raffinato e al tempo stesso quasi impossibile da combattere.

Nel film stesso sono individuabili diversi tipi e gradi di questo “assorbimento” riconoscibili nei differenti personaggi: il sig. Pollock, che grazie alla sua carriera è diventato parte del motore stesso di questo organismo che tutto ingloba e tutto addomestica, tale posizione raggiunta probabilmente anche grazie alla sua innata capacità di saper trovare all’istante i punti deboli dei suoi interlocutori e di saperli sfruttare a proprio vantaggio; le coppie Campbell e Givings, totalmente integrate e per questo ormai incapaci di anche solo immaginare e relazioni umane che vadano oltre la mera apparenza e che siano invece puramente autentiche e naturali (nonostante anche nel caso della famiglia Campbell sia possibile vedere a momenti la stessa deprimente frustrazione che opprime i Wheeler): in particolare Helen Givings, colei che per prima ha portato i protagonisti tra le ‘deliziose casette’ di Revolutionary Road, è un personaggio particolarmente ipocrita e appariscente, una perfetta casalinga americana dal sorriso compiacente largo trentadue denti e dal facile mutamento d’opinione, mentre Howard, il marito, si dimostra talmente succube di lei e del suo modo di vivere da aver trovato in un continuo tacito assenso l’unico modo per poter continuare a viverci in coppia in tranquillità; poi abbiamo Frank, che sebbene inizialmente detesti il sistema quanto sua moglie, con una spinta da parte del destino (identificabile con l’intervento del sig. Pollock e della sua ‘lingua biforcuta’) inizia a percepirlo come necessario, se non indispensabile; e infine April, unica tra questi che avendo riconosciuto il malessere profondo che questo stile di vita provoca, tenta realmente di combatterlo e di sfuggire al circolo vizioso, senza riuscirvi.

Anche la passione di April può essere però vista in modo negativo, ossia come capriccio di una donna che non è riuscita ad avere il successo che sperava nella propria vita, e che scarica per questo la sua perenne insoddisfazione sul partner: è una situazione poco definita dal regista, che lascia comunque allo spettatore la libertà di considerare April solo un altro ingranaggio del sistema, oppure di vederla come un personaggio realmente umano e realmente cosciente della falsità del ‘sogno americano’ che la circonda.

Solo un altro personaggio riesce ad avere una visione di questo mondo ancora più obiettiva e sprezzante, ossia il ‘folle’ John Givings, talmente avulso da tutta questa farsa sociale da essere stato etichettato come pazzo e isolato da tutti. In realtà si dimosterà il personaggio più sano di tutta la vicenda, l’unico in grado di vedere oltre la maschera di falso compiacimento delle persone, di distruggerne le difese e di sviscerarne i timori e i pensieri più profondi. Non per niente è anche l’unico che riesce a riconoscere la rovina che sta avendo luogo in casa Wheeler, e si può dire che sia un po’ come il metro di misura della loro genuinità nel corso del tempo: con loro ha infatti due incontri nel corso del film, completamente differenti; mentre nel primo riconosce in loro un desiderio autentico di slegarsi dalle catene di Revolutionary Road per riscoprirsi come persone e trovare qualcosa che completi le loro vite, nel secondo li trova ormai profondamente cambiati: rassegnato e anzi quasi soddisfatto di quella vita Frank, totalmente scoraggiata e priva di ogni altra risorsa April. Il suo intervento finale sarà cruciale per porre entrambi davanti alla dura realtà dei fatti: loro ormai non sono più ‘speciali’, avendo abbandonato ogni diritto di definirsi tali nel momento stesso in cui la loro codardia ha avuto il sopravvento.

Si ha così la dimostrazione che Revolutionary Road non è solo una semplice e deliziosa via dei sobborghi di New York: è uno stato mentale, una condizione annichilente e oppressiva che con l’illusione di una vita agiata riesce a sopprimere, o meglio a disciogliere lentamente, le aspirazioni e i sogni di chi ne fa parte… E di rivoluzionario rimane solamente il nome.

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Una risposta a Revolutionary Road (Mendes, 2008)

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